Era il 1971

Era il 1971, io mi approssimavo ai miei primi 16 anni quando sentii parlare per la prima volta della “Comune di Parigi” e in una libreria comperai “La Comune di Parigi” di Lenin, collana Le Idee degli Editori Riuniti. Mi colpì molto, il testo fece sicuramente la sua parte nell’allora mia cultura politica. La storia dell’insurrezione, la valutazione di Lenin dei pregi e degli errori, assieme a quelle di Marx e Engels ebbero grande effetto su di me, mi sentii uno di loro, un comunardo intendo, animoso acerbo rivoluzionario del 1971. Ora 50 anni dopo sono passati fiumi d’acqua sotto i ponti e più che infuocato dal ricordo di quell’esperienza sono commosso per l’immolazione di quelle donne, di quei giovani e di quegli uomini. Nella seconda metà dello scorso anno ho voluto studiare quei mesi del 1871, era come un debito da pagare. A chi? A nessuno, se non alla mia coscienza che ancora conserva uno spazio per “La Commune de Paris”. Non sono uno storico, ma mi sento ugualmente di parlarne e di ricordarla con delle note. Non è un’operazione da storico, lo ripeto, è piuttosto un’azione poetica che si affianca a una produzione artistica che ho iniziato con Lia. Proseguiranno entrambe nei prossimi mesi.


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