RADICI

“Radici” è un personale esercizio di memoria che si esprime in una mostra fotografica che ripercorre i primi 20 anni del Festival Oriente Occidente, ora a 40 anni dal suo esordio.
Ho seguito quotidianamente il Festival nelle sue edizioni degli anni ‘80 e ‘90 fotografandone gli spettacoli, ma in questa mostra di oltre 200 fotografie ho scelto di mostrare quelle immagini che sono memoria del rapporto tra Rovereto e questa manifestazione. Le fotografie raccontano gli innumerevoli incontri, spettacoli, performance che si sono svolti al di fuori degli spazi teatrali istituzionali e hanno favorito fecondi incontri tra i grandi personaggi del teatro danza e i roveretani. Ho voluto andare alla ricerca delle profonde radici che il festival ha espanso nel tessuto culturale cittadino e alla sua condivisione da parte dei roveretani.

La mostra fotografica si sviluppa presentando quattro temi principali che raccontano le prime radici di quel grande albero che gli Incontri internazionali Oriente Occidente rappresentano:

  • Città palcoscenico

  • Interni roveretani

  • Insoliti prosceni

  • Stelle tra di noi

Città palcoscenico. Questa sezione raccoglie un vasto repertorio di immagini degli spettacoli che in vent’anni si sono svolti lungo le strade e nelle piazze del centro storico.

​Interni roveretani. Questa sezione racconta gli spettacoli che sono stati proposti in importanti palazzi di Rovereto.

Insoliti prosceni. La sezione della mostra in cui gli spettacoli si sono svolti in ambienti assolutamente insoliti come castelli, piscine, palestre.

Stelle tra di noi. Qui troviamo momenti ufficiali in cui gli artisti si sono incontrati con il pubblico interessato e i roveretani.

La mostra si presenta come le pagine di un album fotografico di ricordi. Pagine, però, non ancora rilegate, raggruppate per temi e non ordinate cronologicamente. La disposizione è guidata da personali affastellarsi di ricordi, del rinnovarsi di immagini e sensazioni lontane, al di là della scansione del tempo in una sola direzione.

Sono stato guidato dall’esigenza di un profondo esercizio di ricordo e memoria tenendo presente che essi sono due vocaboli di significato analogo ma diversi. Innanzitutto “memoria”, dal greco “mimnésco”, è un’attività della mente collegata a una necessità e a un valore etico perché mantiene in vita i contenuti del passato; Mnemosyne, la Musa della Memoria nella tradizione classica, era madre delle nove muse, perché le arti avevano il compito di perpetuare la bellezza nel tempo. Invece “ricordo”, dal latino “re-cordor”, è “richiamare al cuore”. “Ricordo” semanticamente si situa in un campo diverso: quello dei sentimenti più che della ragione, è più individualistico e più soggettivo; il passato ritorna attraverso una specie di filtro e alcune esperienze rimangono limpidamente impresse per riaffiorare quando meno ce l’aspettiamo.

“Radici”. Le radici sono importanti, valga l’esempio delle piante: fin quando le radici sono vitali una pianta è viva e può rinascere. Anche se non si vedono perché nascoste sotto terra le radici sono quelle che contano; possono morire migliaia di foglie, ma se le radici sono vive l’albero continuerà a vivere.
La memoria è come le radici delle piante: un insieme di esperienze personali, di informazioni e ricordi di una persona. Poi quando questi ricordi sono condivisi da gruppi di persone vanno a costituire una memoria storica e sono parte integrante di una cultura. Quando una città, una donna o un uomo dimenticano chi sono, da dove vengono e cosa è successo nel passato essi iniziano a morire dentro o a perdere pezzi della propria identità. Ricordare può essere un esercizio nostalgico ma nello stesso tempo tenero e soprattutto vivificante perché se siamo ben radicati possiamo guardare avanti con la volontà di vivere e migliorare.

Paolo Aldi


Rovereto, estate 2020