Bellum

Bellum in latino significa Guerra ed è il titolo di questo mio lavoro composto di dieci tavole.

Le opere raccontano antichi miti, divinità  di lontane civiltà sparse per tutti i continenti. Le loro storie sono terribili e fanno tutt’ora riflettere perché nulla o troppo poco sembra essere cambiato nella profonda natura dell’uomo.

La donna delle fotografie è allegoria di un’umanità con tutta la sua violenza e voglia di autodistruzione. Le dodici fotografie racchiuse in ogni opera a volte sono racconto di cattiveria e crudeltà, a volte di disperazione, altre volte tentativo di ricomposizione e rinascita del genere umano. La guerra purtroppo non è solo nel mondo, è anche in noi che siamo singole prede dei miti moderni e delle ansie e frustrazioni prodotte da questi.  Ancora oggi l’uomo è capace di atrocità verso i propri consimili e i propri congiunti, spesso vive in uno stato di guerra interiore che diventa aggressività verso gli altri.

 

Sono cosciente che questo lavoro è pervaso da un profondo e pressante senso di pessimismo, una visione di prossima possibile fine dell’umanità. Pur tuttavia qualche tavola lascia intravedere segni che possono alimentare la fievole speranza di un nuovo umanesimo, che credo possa essere  l’unica ancora  di salvezza  per un’umanità impreparata al possesso delle armi di distruzione di massa e dei robot killer di cui oggi dispone. Un’umanità impreparata alla velocità innaturale del “progresso”, alla solitudine imposta dall’attuale società, al senso di ebbrezza della realtà espansa, attraverso il virtuale, che spesso si rivela solo come frustrazione e solitudine. Siamo donne e uomini soli, incapaci di vivere in solitudine, agognanti dentro noi stessi di rapporti ma oramai incapaci di averli. Tutto questo provoca tensione, odio, incapacità di ascoltare, paure, sensi di mancanza quando abbiamo tutto, necessità di avere quello degli altri buono o cattivo che sia. Ciò avviene in un mondo che vede depauperare le ricchezze naturali indispensabili all’umanità come l’acqua e il cibo. E mentre viene distrutta la natura viene anche quotidianamente negato il diritto ad avere tutti il cibo necessario, il diritto alla dignità personale, all’equità. Manca lo spirito di fratellanza, la volontà di comporre pacificamente e concordemente i dissidi, di volerci bene al di là di tutto. In questo mondo all’uomo manca la capacità di voler bene a sé stesso e agli altri: cose che vanno di pari passo, inscindibili.

Vedo un’umanità persa, vedo la sua fine, non credo in essa, posso solo sperare per la sua sopravvivenza e la sua felicità, tutte da costruire e conquistare, attualmente non di questo mondo.

 

Con la sola speranza dell’avvento di un nuovo Umanesimo.

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© 2021 by Paolo Aldi                  

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