Artist statement

Dichiarazione estesa

Cerco continuamente di accumulare sapere ed esperienze nel mondo che mi circonda e nella mia attività; nello stesso tempo cerco di dare immagine e corpo alle mie visioni. Nelle ricerche, nei lavori esprimo il mio rapporto con il tempo e lo spazio, con una predilezione per i lunghi segmenti di tempo piuttosto che per l’istante, per spazi con assenza di fondi o orizzonti limitati. Altre volte le opere rivelano la ricerca nell’ambito del confronto con le mutazioni e le metamorfosi che mi circondano e mi coinvolgono. Oppure esprimo il mio disagio di fronte alla violenza e alla mancanza di umanità del genere umano. Insomma, nei miei lavori provo a fare sintesi delle mie conoscenze e convinzioni culturali, filosofiche ed etiche. La mia è una continua ricerca di sintesi tra forma e contenuto, etica e estetica.

 

Faccio il fotografo da una vita e espongo come artista da oltre due decenni. A sette anni scoprii quanto mi piaceva la fotografia, a tredici anni sviluppavo le fotografie in una mia piccola camera oscura. A diciotto anni poco prima di iscrivermi alla facoltà di filosofia ero già fotografo professionista lavorando per un quotidiano. Ho passato, una a una, tutte le fasi fotografiche analogiche del bianco e nero e poi del colore, e poi l’avvento del digitale e nel frattempo ho scoperto l’espressione artistica. Se nelle mie opere c’è molta presenza di tecniche fotografiche non c’è, però, documentazione. I miei lavori possono essere visionari, dal sapore apparentemente antico, drammatici, oppure scoppi di colore. Molto evoca legami profondi con il futurismo italiano e il surrealismo. Sempre più spesso essi sono materici con un misto di tecniche antiche e attuali. Lavoro con la fotografia encaustica: sono fotografie impresse su pannello di legno e lavorate a encausto con cera d’api e resine naturali. A fianco di questa proseguo con mia moglie la ricerca nel mondo della photography camera-less, fotografia senza l’ausilio di macchine fotografiche.

 

Amo il rapporto con il mio pubblico, con chi mi viene a trovare in studio anche all’improvviso: parlare, confrontarmi, fantasticare, stare bene assieme seppur magari nella diversità. Così posso farmi capire, spiegare il mio percorso, il punto d’arrivo raggiunto con le mie opere. Dal pubblico mi vengono stimoli per percorsi futuri.

 

Il mio lavoro, la mia ricerca non sono solitarie: lavoro in simbiosi con mia moglie Lia, non solo assieme o con essa a fianco, ma proprio in simbiosi: elaboriamo, discutiamo, litighiamo, sintetizziamo, concordiamo, ci convinciamo, e alla fine realizziamo i lavori.

 

I lavori sono firmati Paolo Aldi se partono da un’idea prettamente mia e condotti solo da me. Altri, quelli realizzati a quattro mani con Lia, sono firmati con la sigla LPA, Lia Paolo Aldi appunto.

Tutti, siano essi opere uniche piuttosto che opere in edizione limitata e numerata, sono firmati, datati e accompagnati da certificato di autenticità.

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